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Perché siamo così interessati al Burkini?

[Da Wikipedia] Il burqini (o burkini) è un tipo di costume da bagno femminile.
Si tratta di un costume disegnato per la compagnia Ahiida dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti, ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana.

Una bagnina con il burkini in Australia (Matt King, Getty Images)

Una bagnina con il burkini in Australia (Matt King, Getty Images)

Dai primi giorni di agosto il capo di abbigliamento è al centro di numerose polemiche in Francia. Tutto ha avuto inizio quando un evento privato in un parco acquatico, dove si invitavano le donne a indossarlo, è stato annullato. Successivamente un’ordinanza di Cannes ha vietato di indossare abiti religiosi in spiaggia. Una decisione simile è stata presa anche a Sisco (Corsica).

La parola “burkini” ricorda il burqa, usato da alcune donne per coprire il corpo, lasciando un’apertura – “retina” – all’altezza degli occhi. Il costume, però, lascia il volto scoperto. Pertanto non è contro le leggi francesi, le quali vietano di nascondere il volto in luoghi pubblici.

Come era facilmente immaginabile, la questione è uscita dai confini francesi per interessare altri paese europei, come l’Italia.

Perché mostriamo interesse per il burkini e per le decisioni prese in Francia?

Le idee e i pensieri posti a riguardo sono in netta contrapposizione tra loro; come in una partita di calcio, tifiamo per una squadra o per l’altra.

C’è chi crede nella libertà di scelta. Queste persone sono consapevoli di non poter sapere se la scelta altrui è condizionata o meno da imposizioni esterne. E per questo credono nelle donne come persone, persone capaci di scegliere per se stesse. Laddove la decisione sia personale e svincolata dal volere altrui, non c’è errore da riparare. Il corpo delle donne è libero, sia vestito che svestito.
Per chi è vittima di prevaricazioni e regole sessiste, l’aiuto non è certo nel divieto di indossare il burkini; in queste situazioni sono altre le idee da considerare.

Altri sono favorevoli alle decisioni prese in Francia. Permettere di indossare il burkini sarebbe come cedere il passo a tutte quelle culture sessiste che considerano la donna inferiore. Il carattere religioso, e il suo legame con il pericolo per l’ordine pubblico, ne giustifica inoltre il divieto poiché “un costume da bagno che richiama in maniera ostensibile un’appartenenza religiosa, quando la Francia e i luoghi di culto religioso sono attualmente bersaglio di attentati terroristici, è tale da creare pericoli per l’ordine pubblico che è necessario evitare”. Il burkini può anche essere vietato per motivi legati all’igiene.
Prima di guardare alla questione femminile sembra esserci la volontà di prevenire “provocazioni” legate all'”avanzata del fondamentalismo islamico”.

Il divieto di indossare il burkini è islamofobo?

Non dobbiamo scordare che la Francia è in piena campagna elettorale e tra nove mesi avranno luogo le elezioni presidenziali. I candidati fanno a gara a chi ha le posizione più dure sul fondamentalismo islamico, anche se questo significa avvicinarsi all’estrema destra francese.

Siamo sempre più propensi a dare la priorità all’emozione, mentre la ragione passa in secondo piano. Così, in un modo analogo alla questione delle frontiere, consideriamo il burkini un passo verso l’islamizzazione. Pensiamo con la pancia trovando palliativi che non risolvono il problema – in questo caso – dell’integrazione.
Abbiamo il dovere di fare chiarezza, senza cadere nella demagogia governata dall’ambiguità.

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