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#NotInMyName, è realmente necessario?

Alcune tra le pagine più tristi della nostra storia contemporanea sono tragicamente legate a una delle organizzazioni terroristiche più estremiste, nota come ISIS. Penso all’attentato all’aeroporto di Bruxelles, alla Promenade a Nizza, a Dhaka in Bangladesh e a tutti quei luoghi che sembrano lontani a noi non solo geograficamente. Come questi avvenimenti hanno iniziato a entrare prepotentemente nei nostri schermi luminosi, così i musulmani hanno manifestato il loro distacco da quel terrorismo che alcuni legano sempre più alle parole del Corano. Nasce la campagna #NotInMyName.

Dal sito Not In My Name “Young British Muslims at Active Change Foundation show their solidarity against ISIS and their actions. […] Join the movement by tweeting why ISIS does not represent you with the hashtag #NotInMyName.”

Il modello e il messaggio sono di impatto e ben presto raggiungono milioni di persone, fino ad arrivare in Italia. Numerose sono le manifestazioni e numerosi sono i cittadini, come gli esponenti della cultura musulmana e del mondo politico italiano, che sono scesi in piazza per esprimere il loro chiaro dissenso nei confronti di tali crimini e terroristi. Lo hanno detto e lo hanno scritto, eppure sembra non essere sufficiente.

Per alcuni c’è bisogno di urlare più forte, di evidenziare la linea che separa il male dal bene. Come a voler dire: “Dovete far vedere che siete dalla nostra parte, se no non potremo mai fidarci di voi”.

Dalla pagina Facebook di Abbatto i muri #NotInMyName

Dalla pagina Facebook di Abbatto i Muri

Io mi domando se sia realmente necessario rimarcare una dichiarazione che dovrebbe essere chiara a tutti – non avere nulla a che fare e non essere collegati a simili atti. Dobbiamo riconoscere che le persone possono essere stupide, o ben peggio, indipendentemente dalla classe cui appartengono.

Non chiediamo scusa ogni volta che qualcuno compie un’ingiustizia. Dovremmo passare un’intera vita a scusarci perché apparteniamo tutti alla razza umana. Ci arrabbiamo, sì, e cerchiamo con le nostre azioni di sconfiggere i soprusi che attaccano la nostra quotidianità. Ed è proprio questo il passaggio più importante, sono le azioni a identificarci. La rassicurazione non è nella richiesta degli slogan, nell’esasperato bisogno di sapere che tutti i nostri vicini sono nel giusto come noi.

La consapevolezza e la conoscenza non ci rendono sottomessi alla paura e all’indispensabile rivendicazione del buono di cui si è protagonisti.

 

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